Camilla Canepa: la verità sulla salute della ragazza morta dopo il vaccino

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Camilla Canepa, i carabinieri nel sequestro delle cartelle cliniche hanno scoperto un elemento fondamentale per le indagini

San Martino di Genova, l’ospedale dove la ragazza è stata ricoverata (foto pagina Facebook)

I Nas dei carabinieri che stanno indagando sulla morte di Camilla Canepa sono andati a Lavagna e all’ospedale San Martino di Genova dove la giovane era stata ricoverata. Dagli accertamenti e dai documenti che i militari hanno trovato e riscontrato, emergono delle verità fondamentali per le indagini e per capire le cause della morta della ragazza avvenuta dopo aver ricevuto la dose di AstraZeneca.

I carabinieri, che indagano per omicidio colposo a carico di ignoti, hanno scoperto che la 18enne era affetta da una malattia, la piastrinopenia autoimmune familiare, la carenza di piastrine. La giovane era anche sottoposta a una terapia ormonale.

Ottenuta questa informazione importantissima per le indagini, i magistrati dovranno ora far luce su alcuni punti. Innanzitutto capire se chi ha somministrato il vaccino era consapevole di questa patologia, se era stata inserita nella scheda anamnestica, e se la stessa informazione era stata fornita al Pronto soccorso di Lavagna.

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Camilla Canepa, la ricostruzione del fatto

Camilla Canepa
Screenshot Camilla Canepa

I genitori hanno intanto autorizzato la donazione degli organi e nelle prossime ore sarà disposta l’autopsia sul corpo della ragazza che si era vaccina il 25 maggio. Il primo accesso in ospedale è datato 3 giugno con cefalea e fotofobia. Sia la Tac sia l’esame neurologico aveva dato esito negativo.

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Avrebbe dovuto ripetere l’esame dopo 15 giorni ma 5 è tornata al Pronto soccorso ed era stata immediatamente ricoverata nel reparto di Neurochirurgia del San Martino. Il lotto del vaccino di Camilla è stato sequestrato perché è lo stesso della 34enne di Alassio, finita anche lei in ospedale, e dell’insegnante di 32 anni Francesca Tuscano, morta giorni dopo aver ricevuto AstraZeneca. L’Ema sostiene sempre che i benefici di questo vaccino sono superiore ai rischi con un caso di trombosi per ogni centomila iniezioni. Continua anche la raccomandazione a inoculare il vaccino agli over 60.