Alfonsina Strada, la prima donna ciclista del Giro d’Italia: la sua storia

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Ripercorriamo la storia di Alfonsina Strada, pioniera del ciclismo femminile e prima donna a correre nel Giro d’Italia.

la storia di alfonsina strada
(Wikipedia – foto di pubblico dominio)

Simbolo dell’emancipazione femminile, Alfonsa Rosa Maria Morini, meglio conosciuta con il nome di Alfonsina Strada, è ancora oggi considerata una delle più grandi pioniere dell’uguaglianza di genere nel mondo dello sport. Nata a Castelfranco Emilia nel 1891, per circa trent’anni è stata ciclista professionista su strada ed è ricordata per essere la prima donna ad aver preso parte a gare maschili di ciclismo, tra cui il Giro d’Italia.

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L’avvincente storia di Alfonsina Strada

La passione di Alfonsina per la bicicletta nacque durante l’infanzia: imparò a pedalare all’età di 10 anni. La giovane proveniva da una famiglia umile, che non appoggiò la sua scelta di dedicarsi al ciclismo. Era la seconda di dieci figli e i suoi genitori erano dei contadini. Inizialmente fu costretta a tenere nascosto il suo grande amore per le due ruote: la domenica, anziché andare a in chiesa, senza dire nulla alla famiglia prese parte alle sue prime gare e competizioni. Dopo essere poi stata scoperta dalla madre, per continuare a correre fu costretta a lasciare casa, sposandosi nel 1915 con il meccanico Luigi Strada, con cui si trasferì a Milano. Come regalo di nozze chiese una bicicletta da corsa nuova.

Nel capoluogo lombardo continuò a gareggiare con la sua bici, fino a quando nel 1924, nonostante numerose polemiche, riuscì a ottenere il permesso di iscriversi al Giro d’Italia. Dalla griglia di partenza partirono in 90 e lei fu la prima donna a competere nella storia del torneo. Soltanto trenta ciclisti riuscirono a terminare la corsa e Alfonsina Strada fu tra loro, ma solo grazie a un compromesso. Nella tappa dell’Aquila-Perugia, l’ottava delle dodici totali, arrivò fuori tempo massimo: i giudici per la sua grande determinazione le consentirono di proseguire la corsa senza però considerarla più in gara.

La ciclista durante la competizione suscitò nel pubblico una grande curiosità: al termine di ogni tappa fu accolta festosamente dalla folla acclamante. Alla fine il Giro d’Italia del 1924 fu vinto da Giuseppe Enrici, che riuscì a imporsi su Federico Gay. Negli anni successivi Alfonsina Strada tentò di iscriversi nuovamente al torneo ma non fu mai più ammessa. Lei d’altro canto vi partecipò ugualmente per lunghi tratti, conquistando grazie al suo entusiasmo la stima e l’ammirazione di giornalisti, corridori e appassionati di ciclismo. Corse poi anche in numerose altre competizioni finché nel 1938 conquistò il record dell’ora femminile non ufficiale a Longchamp, in Francia, fissandolo a 35,28 chilometri in 60 minuti.

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Rimasta vedova di Luigi Strada, la donna si risposò a Milano nel 1950 con un ex ciclista, Carlo Messori, con l’aiuto del quale continuò a correre fino a quando non decise di abbandonare lo sport agonistico. La sua passione per le due ruote tuttavia non scemò mai, e alla fine decise di aprire a Milano, in via Varesina, un negozio di biciclette insieme al marito. Rimasta nuovamente vedova sette anni dopo, nel 1957, continuò a gestire l’attività da sola. Alfonsina Strada morì poi nel 1959 a Milano, all’età di 68 anni, in seguito a un’incidente in moto: il suo nome è tuttavia rimasto nella storia del ciclismo e nella parificazione tra sport maschile e femminile.