Omicidio Flavio Simmi, cosa è accaduto nel lontano 2011: il cold case

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Omicidio Flavio Simmi, le indagini hanno portato gli investigatori su due piste diverse, l’uomo di 33 anni è stato ucciso il 5 Luglio del 2011 da alcuni colpi di pistola a Roma nel quartiere Prati.

Omicidio Flavio Simmi, il cold case ancora irrisolto, chi ha sparato al gioielliere? (Corriere.it)
Omicidio Flavio Simmi, il cold case ancora irrisolto, chi ha sparato al gioielliere? (Corriere.it)

Era il figlio di Roberto, il quale fu coinvolto nell’operazione Colosseo contro la banda della Magliana, venne scagionato poi dalle accuse senza essere rinviato a giudizio.

L’omicidio fu preparato e studiato nei minimi dettagli, fu questo quello che gli investigatori capirono a primo impatto. Contro l’uomo sono stati sparati circa 9 colpi di pistola calibro 9×21.

Fu una esecuzione in piena regola, i killer giunsero a bordo di una motocicletta, l’uomo era insieme alla compagna, la donna dichiarò che i due stavano per salire in macchina per andare a lavoro.

Ad un certo punto si è accorta che la ruota davanti a destra era sgonfia, l’uomo salì in macchina e la sua compagna si avvicinò alla ruota sgonfia sotto la pioggia.

Gli chiederà di andare a lavoro con la sua macchina, ma non appena alza lo sguardo, l’uomo si accorge che stava arrivando una moto, ha subito gridato qualcosa.

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Omicidio Flavio Simmi, invano tentò di scendere dalla macchina ma era già troppo tardi

I due sulla moto rallentarono, uno di loro porto fuori una pistola e cominciò a sparare all’impazzata un colpo dietro l’altro, non la smetteva più, subito dopo sono scappati.

In molti si chiedono chi potrebbe aver voluto la morte del gioielliere, nessuno sapeva spiegarlo perché era un uomo molto gentile e straordinario, amava tutti e soprattutto la sua compagna.

Nello stesso anno esattamente a Febbraio, l’uomo venne gambizzato in via Monte di Pietà, suo padre era disperato, fu sentito subito dopo aver appreso la morte del figlio.

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Il padre ha dichiarato che suo figlio era contento di aver risposto in maniera positiva all’agguato ricevuto mesi fa, grazie alla fisioterapia aveva cominciato a camminare.

L’uomo si è sentito strappar via il figlio, i killer l’hanno ammazzato come un cane, ha poi chiesto agli agenti di trovare il più in fretta possibile i responsabili dell’omicidio.

L’uomo fu sorretto dagli stessi agenti per riuscire ad abbracciare per l’ultima volta suo figlio, si avvicinò al cadavere dichiarando che era tutta colpa sua, solo colpa sua se lui aveva perso la vita.

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In aula di tribunale, il padre cercherà verità sull’omicidio e non si darà per vinto instaurando una vera e propria caccia agli assassini, ha sostenuto che chi gli aveva portato via il figlio l’aveva fatto solo per vendetta.

La madre della vittima con una dichiarazione “i figli non si toccano” fece intendere una sorta di vendetta trasversale che ha radici storiche, la donna affermò che gli autori dell’omicidio non avevano paura dei mesi difficili a Roma, proprio perché non sapevano che farsene della quiete romana.