Elisa Campeol, il suo killer: “Sentivo una furia incontenibile”

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Sconcertante confessione di Fabrizio Biscaro, il killer di Elisa Campeol: “Sentivo un forte desiderio di fare del male a qualcuno, una furia incontenibile”

Elisa Campeol, il suo killer, Fabrizio Biscaro: “Sentivo una furia incontenibile”

Trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato: è questa, in estrema sintesi, la tragica sorte di Elisa Campeol, la barista pievigina di 35 anni trucidata a coltellate, 20 fendenti diretti al collo, a un fianco e soprattutto alla schiena, mercoledì scorso all’Isola dei Morti, a Moriago della Battaglia. “Ricordo di essere stato colto da un forte desiderio di fare del male a qualcuno, una furia incontenibile“: così Fabrizio Biscaro, operaio di 35 anni di Col San Martino, ha provato a motivare, nel corso dell’interrogatorio cui è stato sottoposto già mercoledì pomeriggio, assistito dal suo legale di fiducia, l’avvocato Rosa Parenti, il proprio raptus di follia.

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Dunque, la sua vittima predestinata avrebbe potuto essere una qualsiasi delle altre persone che Fabrizio Biscaro ha incontrato lungo la sua strada al termine del turno di lavoro alla “Dhe” di Follina ma ha scelto di scatenare la propria furia omicida contro Elisa Campeol che prendeva il sole su una spiaggetta: la giovane donna ha provato a difendersi, come attestano le ferite da taglio sulle braccia, ma, colta di sorpresa, ha potuto opporre poca resistenza, con il suo killer che l’ha lasciata agonizzante tra i sassi. Il 34enne ha raccontato agli inquirenti di aver staccato dal lavoro martedì e di essersi messo al volante della sua auto: “Sono andato in un supermercato a Valdobbiadene. È lì che ho scelto e acquistato il coltello insieme a qualcosa da mangiare e dell’acqua. Infine sono andato in tabaccheria”.

Elisa Campeol, il suo killer: “Sentivo una furia incontenibile”. L’Avvocato: “Non è in condizioni di sottostare al regime carcerario”

Dopo l’efferato delitto e dopo aver vagato in auto, Biscaro, con le mani ancora lorde del sangue di Elisa e con l’arma del delitto custodita nello zaino, si è recato presso la caserma dei carabinieri di Valdobbiadene che però era chiusa. Quindi ha telefonato al 112: “Venite, ho appena ucciso una donna, sono qui per costituirmi ma non c’è nessuno“.

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Intanto, in attesa dell’udienza di convalida del fermo il pm e soprattutto il suo avvocato sono alla ricerca di una struttura che possa accoglierlo: “È chiaro – ha puntualizzato il suo legale – che non è nelle condizioni di sottostare al regime carcerario. Avrebbe bisogno di una struttura specializzata e nel corso dell’interrogatorio ha dimostrato di essere una persona che non sta affatto bene e per questo siamo intenzionati a richiedere al più presto una perizia psichiatrica”.