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Il dramma di Johnson Righeira, in carcere per spaccio: le gravi accuse

Published by
Gabriele Mastroleo

Johnson Righeira, il dramma del cantante finito in carcere per spaccio: le gravi accuse, ecco cosa era successo, il suo racconto.

(screenshot video)

Ricordate Stefano Righi ovvero Johnson Righeira, uno dei due componenti dei Righeira, la band che negli anni Ottanta con alcuni singoli ebbe un successo pazzesco? Il cantante di brani come “No tengo dinero”, “Vamos a la playa”, “L’estate sta finendo” e “Un giorno all’improvviso”, questo diventato anche un coro da stadio, sta vivendo oggi una seconda giovinezza e non ha mai smesso di cantare.

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Stasera, il cantante sarà protagonista su “Arena Suzuki ’60 ’70 ’80”, lo show che va in onda questa sera, 25 settembre, e sabato prossimo 2 ottobre, in prima serata dall’Arena di Verona e su Raiuno. Ma c’è un capitolo del suo passato, che lo ha sicuramente sconvolto. Si tratta di un episodio risalente a quasi 30 anni fa, ma che comunque ha segnato sia la carriera del cantante che anche la sua vita privata.

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Perché Johnson Righeira dei Righeira è finito in carcere nel 1993? Ecco cosa è accaduto

Era il 1993 e Johnson Righeira, ovvero Stefano Righi, uno dei due cantanti della band, che in quel momento si erano sciolti, per poi ritrovarsi nel 1999, finì al centro di un’indagine giudiziaria. Il cantante, anche in recenti interviste, non ha mai fatto abiura del suo passato, né ha negato di aver “sperperato” i propri averi. Ma ecco cosa avvenne appunto nel 1993, quando il cantante finì in carcere e come testimoniano le carte processuali in maniera del tutto ingiusta?

Il cantante fu arrestato per spaccio di stupefacenti: passò dunque mesi terribili, come ha testimoniato in un’intervista rilasciata alla trasmissione ‘Oggi è un altro giorno’. “Mi è crollato il mondo addosso, mi sembrava di essere in una strada senza uscita”, ha raccontato il cantante, che non ha mai negato come in quel momento il massimo dell’apporto e dell’appoggio sia arrivato proprio dai suoi compagni di cella. In particolare, ebbe la protezione di un detenuto: “Era un povero cristo che trincava, magrissimo con una pancia enorme: diceva che era andato a dormire a casa di un tipo e la mattina dopo lo aveva trovato morto”, il suo ricordo al ‘Corriere della Sera’.

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