Luca Ventre morto in Uruguay: “Soffocato da un vigilantes”

Luca Ventre sarebbe ufficialmente morto per uso di stupefacenti e malore ma l’indagine italiana ca in un’altra direzione

Tra un mese esatto sarà il primo anniversario della morte di Luca Ventre, scomparso il 1 gennaio 2021 nell’ambasciata italiana di Montevideo, in Uruguay. Sulla sua morte c’è ancora un alone di mistero.

Luca Ventre (foto Facebook)

Il giorno dopo attraverso un comunicato era stata data la versione ufficiale: il 35enne orginario di Senise, in provincia di Potenza, stava cercando di scavalcare i cancelli della sede diplomata ma proprio in quei momenti ebbe un malore.

La famiglia, che nel paese sudamericano ha degli affari, riuscì a ottenere i filmati di videorosveglianza che hanno raccontato un’altra verità con un vigilantes che stringeva un braccio al collo. La Procura di Roma aveva così aperto un fascicolo.

La tecnica di immobilizzazione che ha causato la morte di Luca è simile a quella che ha portato alla morte per asfissia nel 2020 anche  l’afroamericano George Floyd negli Stati Uniti, immagini che hanno fatto il giro del mondo e che hanno portato alle manifestazioni del movimento Black Lives Matter.

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Luca Ventre ucciso per asfissia?

Le immagini dell’ambasciata di Montevideo (screen)

Luca sarebbe entrato nell’ambasciata per chiedere protezione. Qualche giorno dopo la morte il fratello Fabrizio a Radio Capital aveva dichiarato che l’ultima volta che aveva sentito Luca disse che voleva ritornare in Italia: “Si sentiva minacciato e aveva paura. Quando è entrato all’interno dell’ambasciata ha iniziato a urlare che qualcuno voleva fargli del male”.

Una perizia effettuata da un medico uruguayano ha evidenziato che il 35enne è morto a causa dell’uso di stupefacenti e alle complicazioni cardiache.

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I familiari, però, non hanno mai creduto a questa versione e facendo intervenire la Procura capitolina è riuscita a far fare una nuova perizia da un medico italiano che ha invece evidenziato che la morta è avvenuta per un’asfissia acuta.

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