Marco Montes, la storia vera dietro Non ci resta che vincere

Cosa sappiamo della vicenda di Marco Montes, la storia vera dietro Non ci resta che vincere: si trattò di una truffa sportiva.

Stasera 16 dicembre, in prima serata, Raitre trasmette la pellicola “Non ci resta che vincere”, diretta da Javier Fesser e che fu la rivelazione cinematografica in Spagna nel 2018, con incassi davvero importanti. Si tratta di una storia di finzione, ma secondo molti critici è ispirato a una vicenda reale.

Il film infatti ci riporta a uno dei più grandi scandali nella storia dello sport in Spagna: la squadra di basket per disabili intellettivi che ha giocato le Paralimpiadi di Sydney 2000. La pellicola racconta la storia di Marco Montes (interpretato da Javier Gutiérrez), allenatore di basket di un certo prestigio in ACB League, che attraversa un brutto momento personale e professionale.

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Licenziato dalla squadra in cui lavorava come vice allenatore, l’Estudiantes, dopo aver aggredito il capo allenatore nel bel mezzo della partita, e arrestato dopo aver speronato un’auto della polizia mentre guidava ubriaco, il giudice ha condannato Montes ad allenare per diversi mesi un squadra di basket composta da persone con disabilità intellettiva.

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La vera storia dietro al film Non ci resta che vincere: Marco Montes non è reale, ma…

Nel film, c’è una figura molto particolare, quella di uno dei giocatori della selezione allenata da Marco Montes, ovvero Román. Questi era un giocatore professionista prima di perdere parte delle sue facoltà mentali a causa di un incidente che lo ha lasciato in coma. E racconta di non voler ripetere l’esperienza già avuta ai Giochi di Sydney 2000. Qui questi aveva fatto parte della selezione campione paralimpica.

La squadra spagnola ha vinto la medaglia d’oro nel torneo di basket per disabili mentali, ma la frode è stata presto scoperta. Dei 12 membri del team, solo Roman e un altro collega avevano deficienze mentali. Nessuno dei 10 giocatori rimasti aveva disabilità. Come i suoi compagni di squadra, Roman è stato costretto a restituire la sua medaglia d’oro.

Il nome di Román è fittizio, ma non quello di Ramón Torres, il giocatore a cui si ispira il personaggio, e uno degli unici due membri (l’altro era Juan Pareja) con una reale disabilità di quella squadra spagnola. Lo scandalo non ha riguardato solo il basket, ma anche il nuoto, l’atletica e il tennistavolo, svelato da Carlos Ribagorda, un giornalista che lavorava per la rivista Capital e che si infiltrò all’epoca in quella squadra di basket paralimpico.