Agostina Belli vuole la verità sull’omicidio della madre: “Indagini frettolose”

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Dopo cinquant’anni Agostina Belli non sa ancora da chi e perché fu uccisa sua madre: secondo l’attrice il killer è lo stesso che assassinò altre sei donne a Milano tra gli anni Sessanta e Settanta.

agostina belli
Franco Origlia/Getty Images

Agostina Belli è ancora a caccia della verità sull’omicidio di sua madre, Adele Margherita Dossena, massacrata a coltellate nel 1970 all’età di 55 anni nella pensione che gestiva a Milano. Il delitto è ancora oggi irrisolto e l’attrice continua a fare i conti col grande dolore che si porta dentro da cinquant’anni. La tragedia ha profondamente segnato la vita sia personale che lavorativa della donna, oggi 71enne, che raggiunse l’apice del successo tra gli anni Settanta e Ottanta.

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Agostina Belli chiede verità e giustizia

Secondo Agostina Belli l’assassino della madre fu lo stesso che uccise a Milano tra gli anni Sessanta e Settanta altre sei donne, tutte accoltellate, e i cui omicidi non sono stati mai risolti. Quello che fece più scalpore fu il delitto di Simonetta Ferrero, massacrata nel bagno dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 1971. L’attrice ha rivelato che una delle donne uccise, Elisa Casarotto, assassinata nel 1964, era un’amica della mamma.

Intervistata da “Gente”, la Belli si chiede ancora il motivo per cui le indagini dell’omicidio fossero state chiuse tanto rapidamente, dopo appena 12 mesi: “Me lo chiedo da mezzo secolo”, ha confidato al giornale. La donna ha spiegato che poté rientrare nell’ufficio-abitazione in cui la madre gestiva la pensione solo un anno dopo il delitto, ribadendo di aver trovato strani troppi elementi, come i bicchierini di liquore e le caramelle ancora sul tavolo o gli anelli e i soldi lasciati sul comodino.

Secondo l’attrice la madre conosceva il suo killer. Agostina Belli, per risalire alla verità mai accertata sull’omicidio, investì i primi compensi derivanti dal lavoro cinematografico per ulteriori indagini. Ma da quel momento iniziò a crescere la paura: le avvelenarono il cane, le rubarono la macchina e iniziò a ricevere telefonate anonime con minacce. Spaventata, smise così di cercare la verità.

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Sul caso sta lavorando un gruppo di professionisti guidati dal criminologo di Varese Franco Posa, specialista in neuroscienze forensi e cold case. “Rileggendo vecchi fascicoli, rielaborando dati, ricostruendo movimenti e riascoltando testimonianze – ha spiegato l’esperto a “Gente” – ci siamo convinti che ci sia un conduttore tra quei delitti rimasti senza colpevole”. L’ipotesi dell’esperto è che ci sia un unico killer, forse ormai anche già sepolto con tutti i segreti del caso. Agostina Belli e i parenti di tutte le donne massacrate sperano nella riapertura dei fascicoli.