Lo spietato: la storia vera del boss interpretato da Riccardo Scamarcio

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Lo spietato, è una pellicola basata su una storia vera, dal tono classico e convenzionale mostra un Riccardo Scamarcio in gran forma con il ruolo di boss mafioso.

Lo Spietato, la vera storia del boss imprenditore di Milano (Getty Images)
Lo Spietato, la vera storia del boss imprenditore di Milano (Getty Images)

Con la pellicola targata Netflix, Riccardo Scamarcio segna il suo quinto film a sfondo criminale dal 2016 ad oggi, con la pellicola in streaming è riuscito a diventare un gangster classico.

La storia che si vede nel film è tratta dal libro e dalla storia vera scritta in “Manager Calibro 9” di Piero Colaprico, un romanzo di formazione criminale in cui Scamarcio si è ritrovato a pennello con una capigliatura e un Rolex da vero imprenditore del crimine.

Saverio Morabito parte dall’essere scagnozzo, per poi diventare un rapitore durante gli anni dei sequestri, imparare a spacciare per poi diventare un imprenditore della “fabbrichetta” dove raffina eroina con l’ausilio del suo fucile e della sua Ferrari.

Il boss è arrivato a Milano dalla Calabria, e ha imparato ad integrarsi in un clima e un mondo molto diverso da quello famigliare vissuto nella sua città natale.

Saverio Morabito era un uomo che rapinava le banche ancor prima di far fuori il proprio boss, perché aveva trattato in malo modo il suo fratello minore.

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Riccardo Scamarcio è Lo Spietato, con il suo accento di un ragazzo emigrato già adolescente

Il ragazzo Morabito vuole cavalcare il tempo per poi obbedire alle regole tribali e spietate del crimine, per poi buttarsi nell’imprenditoria e capire che i due mondi possono comunicare tra loro.

La pellicola racconta la storia vera di un ragazzo che si è fatto contaminare dall’eccitazione, dal brivido della scalata e dal senso di potenza e conquista che riusciva ad avere giorno dopo giorno.

La pellicola raffigura il paese e il genere criminale poliziottesco proprio quando era fermo 40 anni fa, infatti la storia sembra mostrare la passione per il crimine coltivata dal regista.

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Il film mantiene la promessa artistica del cinema criminale, capace di avere la durezza e la disperazione sentimentale, la quale è caratteristica di questo genere di storia.

Negli occhi di Saverio Morabito c’è l’entusiasmo e la voglia di conquistare tutto, mentre negli occhi di sua moglie c’è tanta amarezza, quella che tutte le donne subiscono quando sono accanto a uomini così potenti. Lui si presenta come uomo degli anni ’80 in preda all’imprenditoria, mentre lei si è una donna rimasta alla Calabria degli anni ’50.