Gianluca Falanga, chi è lo scrittore italiano: carriera e successi

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Gianluca Falanga, tramite la sospensione delle libertà fondamentali, la democrazia stand by c’è il sospetto diffuso che ci sia qualcosa di paranoico.

Gianluca Falanga, chi è lo scrittore italiano che vive a Berlino (Screenshot)
Gianluca Falanga, chi è lo scrittore italiano che vive a Berlino (Screenshot)

Il suo libro si intitola “Il Ministero della Paranoia” parla dell’ex Ministero della Sicurezza di Stato a Berlino, l’autore nasce nel 1977 e vive a Berlino da più di 20 anni.

Oltre ad essere uno storico, è anche il responsabile dei programmi culturali al museo della Stasi a Berlino Est, lavora presso l’ex penitenziario della Stati e al Memoriale.

Gianluca Falanga dichiara che il celebre romando di Orwell è un futuro distopico, riferendosi al graffito “Covid-1984” l’autore pensa che dietro la persona che ha scritto quella parola ci fosse l’atmosfera da Guerra Fredda, paragonata all’attuale situazione sociale.

Le due realtà, quella della Stasi e quella attuale sembrano avere uno stesso elemento in comune, ovvero “il senso del sospetto”. Negli anni passati la diffidenze era riferita a tutti coloro che erano “diversi”, oggi essere diffidente è diventato un requisito fondamentale onnipresente.

Dal celebre elicottero di Barbara d’Urso in diretta alla spinta di denunciare il vicino di casa irresponsabile, alla denuncia di chiunque stia infrangendo le regole stabilire dallo Stato.

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Gianluca Falanga, chi fa la spia parte da tre presupposti ben definiti

Il primo è che c’è una convenienza nel fare la spia, in primis si protegge la propria incolumità. Chi pensa in questo modo è consapevole del fatto che la legge in vigore è giusta e il pensare diversamente sia un atto meritevole di sanzione economica e repressione sociale.

La Stati a Berlino conosceva bene questo meccanismo, e per questo motivo lo alimentava ogni giorno facendolo proprio, generando nelle persone il sospetto e dando loro gli spunti per alimentarlo.

Attualmente il sospetto è mosso principalmente dalla paura, nel momento in cui il caos è grande, più grande sarà la paura e il timore del cittadino o dell’individuo.

In questo i mass media giocano la parte più complessa ed influente nello scenario generale. Il mood catastrofico è stato alimentato solamente dal ragionamento delle copie vendute e dall’audience che si riusciva a generare.

Le televisioni hanno messo in scena un flusso d’informazioni a senso unico, senza dar spazio alle voci contrarire, o se questo c’è stato sono state in pochi a farlo.

La campagna violenta contro gli organizzatori, oppure chi ipotizzava di creare delle manifestazioni di dissenso. La comunicazione si è comportata in una sorta di “chiudi tutto o muori”, ecco che la democrazia e la libera manifestazione di pensiero vengono a mancare.

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Molte generazioni non hanno mai respirato l’aria del regime

La stessa cosa vale per i giornalisti, i quali hanno solo conosciuto il timore e l’insicurezza, in questo modo si sono create delle personalità forti, frutto di una narrazione mediatica figlia del timore e dello smarrimento.

A confronto con l’attualità, i periodi della Guerra Fredda erano stabili, proprio perché c’era l’ottimismo che oggi sembra mancare nella nostra nazione.

La Stasi aveva dei record insoliti, come ad esempio la più alta densità di spie tra la popolazione, ce n’era una ogni 59 cittadini, una sorta di macchina del controllo che andò ben oltre le aspettative.

Quello che ha sorpreso lo scrittore è stata la disponibilità istantanea e di maggioranza nell’accettare le scelte drastiche che il governo ha attuato in questi mesi.

Dopo aver pubblicato il suo libro, lo scrittore è stato circondato da intere classi di studenti che sono andati a Berlino solo per conoscere la storia della polizia segreta della DDR.

In questo caso lo scrittore ha proferito che tutti coloro che crescevano nel socialismo erano educati sin dalla loro nascita, gli veniva strappato ogni pensiero critico, cedendo la propria mentalità e individualità allo Stato. Questo durante gli anni della Guerra Fredda era inteso come normalità.

I cittadini avevano uno Stato che prendeva le decisioni al posto loro e pensava al poso loro, in cambio ricevevano una casa, un lavoro, un automobile uguale a tutti, il patto era molto chiaro sin dall’inizio.

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Nel momento in cui non si poteva essere liberi bisognava ottenere tutto ciò che serviva

Affiancando la situazione di ieri e quella di oggi, troviamo nel Governo attuale la decisione di chiudere i negozi, mentre il negoziante si è chiesto sin dal principio, per quale motivo avrebbe dovuto chiudere e cosa avrebbe ricevuto in cambio.

L’unica promessa fatta è stata la salute, questa è una caratteristica più visibile, tangibile e ben definita. Dagli anni della Guerra Fredda dove c’era una mera divisione tra bene e male, adesso si è passati al “senso del sospetto”.

Durante quegli anni nella Germania dell’Est i cittadini avevano capito bene cosa significasse rinunciare alla libertà, mentre nella società attuale alcuni hanno scelto di abdicare cosa sta accadendo socialmente intorno a loro.

Se si vuole comprendere la realtà sociale che stiamo vivendo in questi anni, bisogna avere delle basi culturali che non tutti hanno purtroppo. Nel cittadino medio è più semplice lasciare questo “fardello” nelle mani del Governo, seguendo le direttive a prescindere se siano giuste o sbagliate.

I social hanno contribuito a creare una sorta di piccolo mondo intorno all’utente, alimentando la sua comfort zone, dalla quale nessuno vuole uscire. Allo stesso modo il lavoro dell’algoritmo social, negli anni della Guerra Fredda veniva svolto dal Governo, il quale controllava le attività dei cittadini.

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Gianluca Falanga, le ribellioni da aperitivo nei giovani stanchi delle restrizioni

Durante questi anni di restrizioni, i più giovani hanno cercato in tutti i modi di riprendere in mano la loro vita sociale. L’autore li ha paragonati ai ragazzi della Germania Est, i quali negli anni ’80 per riuscire ad ascoltare dei gruppi rock occidentali, incidevano dei dischi proibiti nelle lastre delle radiografie.

La musica e la voglia di ascoltare il prossimo fece si che il muro cadesse più velocemente, dopo circa due decenni il ’60 e il ’70 di pace costretta, negli anni ’80 le opposizioni ai Governi diventarono più insistenti, proprio grazie ai più giovani.

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Il problema per la nuova generazione è quello di riuscire ad esprimere la vitalità in maniera consapevole, forse i 20enni e i 25enni potranno essere i primi a capire che siamo controllati, e che la nostra arrendevolezza al potere è sempre nata da un senso di impotenza.

I mesi passati e attuali ci hanno fatto capire che la libertà è un valore ancora per il quale bisogna lottare, nonostante la Democrazia sia rimasta la stessa, siamo stati noi cittadini ad essere cambiati, a sua volta anche il mondo è cambiato.

Al tempo della Stasi, riuscire d avere delle informazioni da fonti diverse, per poi riuscire a farsi un’idea vaga sul mondo era qualcosa di rischioso per la propria incolumità.

Oggi basta uno smartphone, tra un cocktail e l’altro devono riuscire a capire che far sentire la propria voce, soprattutto in questi casi è molto importante per le generazioni presenti, future e passate.