Euro 2020, oscurati 600 tra siti, server e piattaforme pirata

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Importante operazione di contrasto alla pirateria audiovisiva attraverso la trasmissione non autorizzata su internet: oscurati 600 tra siti web, server e piattaforme pirata

(Getty Images)

Gli europei itineranti di calcio, che sono entrati nel vivo, con tre nazionali, Italia, Olanda e Belgio, che hanno staccato il pass per gli ottavi di finale con un turno di anticipo, stanno regalando emozioni a non finir (a volte non desiderate come gli interminabili e concitati minuti di panico successivi al collasso in campo di Christian Eriksen), con risultati mai scontati e match sempre in bilico fino al triplice fischio finale, agli appassionati come certificano inequivocabilmente i dati di ascolto: i due vittoriosi match dell’Italia, contro la Turchia e la Svizzera, hanno tenuto incollati davanti agli schermi in media 12.5 milioni di telespettatori, con una share (la percentuale dei televisori sintonizzati su un dato programma in rapporto alla platea complessiva dei telespettatori, stimata in 25 milioni) del 50%. Anche gli altri match hanno finora raccolto un’audience molto ben al di sopra delle medie stagionali, perfino di quelle del periodo di garanzia (autunno-fine primavera).

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Insomma, 1 telespettatore su due nelle serate in cui erano calendarizzati i due match degli azzurri ha preferito assistere alle partite sintonizzandosi su Rai 1 o su Sky mentre molti altri le hanno seguite in streaming collegandosi, però, a piattaforme illegali.

Euro 2020, oscurati 600 tra siti web, server e piattaforme pirata. 100 mila gli utenti individuati

Tuttavia, circa 600 fra siti web, server e piattaforme IPTV pirata per la trasmissione delle partite dei Campionati Europei di calcio sono stati oscurati dalla Guardia di Finanza. L’operazione, nome in codice “Euro Strike 2020″ e condotta dal Nucleo speciale per la tutela della privacy e per le frodi tecnologiche della Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Roma, è stata avviata dopo una segnalazione da parte della Uefa, titolare dei relativi diritti di trasmissione.

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Gli investigatori informatici sono riusciti a smantellare il sistema basato su piattaforme informatiche di ultima generazione, alimentate simultaneamente da numerose “sorgenti di contenuti” ubicate in Europa e finalizzate alla trasformazione dei segnali audiovideo protetti dal diritto d’autore in flussi dati sistematicamente redistribuiti in tutto il mondo, e ad acquisire i dati identificativi di chi, 100 mila utenti, in tal modo fruiva illegalmente della visione delle partite in streaming. I responsabili dei servizi rischiano, adesso, la reclusione da sei mesi a tre anni, più una multa fino a 15.493 euro mentre gli utenti riceveranno automaticamente una sanzione amministrativa per un importo massimo di 1.032 euro.