Covid, Pfizer spinge per la terza dose: “Rischio reinfezione dopo 6 mesi”

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Pfizer ha annunciato che presto chiederà alle autorità regolatorie degli Stati Uniti e dell’Unione Europea l’autorizzazione per la terza dose del vaccino, in modo tale da evitare che il livello degli anticorpi diminuisca dopo sei mesi dal secondo richiamo.

covid, pfizer vuole la terza dose del vaccino
Credit: Victoria Jones – Pool / Getty Images

Dopo un periodo di sei mesi dalla seconda dose del vaccino anti Covid potrebbe esserci il rischio di reinfezione, per via degli anticorpi che col tempo tendono a diminuire. È quanto spiegato dal direttore scientifico dell’azienda farmaceutica statunitense Pfizer, Mikeael Dolsten, sottolineando che i dati iniziali sulla sperimentazione clinica del terzo richiamo si sono rivelati “incoraggianti”. Per questo è stato annunciato che prossimamente Pfizer e BioNTech invieranno una richiesta ufficiale di autorizzazione agli enti regolatori degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, rispettivamente Fda ed Ema.

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Covid, in arrivo da Pfizer la richiesta per la terza dose del vaccino

L’obiettivo della società statunitense è quello di fornire alla popolazione “una protezione ancora maggiore”, evitando nuove ondate o ulteriori mutazioni. Attraverso un comunicato viene specificato che presto saranno resi pubblici gli esiti della sperimentazione, i quali avrebbero confermato che la terza dose del vaccino anti Covid porterebbe un aumento significativo degli anticorpi, il cui livello salirebbe da cinque a dieci volte contro il ceppo originario e la variante Beta, nel caso in cui la somministrazione supplementare venisse effettuata sei mesi dopo la seconda.

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Il direttore scientifico di Pfizer ha anche sottolineato che il vaccino prodotto dall’azienda farmaceutica Usa “ha alti livelli di protezione contro la variante Delta” e che quindi previene sia i ricoveri che i casi di infezione più gravi. In merito al recente studio israeliano, che dimostrerebbe una perdita di efficacia del vaccino contro tale mutazione, Dolsten ha spiegato che le infezioni si riferiscono principalmente a coloro che “erano stati vaccinati a gennaio o febbraio”. Per questo l’esperto ha ribadito che una terza dose sarebbe necessaria per mantenere alta nel tempo la protezione del sistema immunitario.