Mattia Busato: sogno olimpico per il karateka azzurro

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Chi è Mattia Busato, bomba del kata: dalle pizze a domicilio ad una vita di successi fino al sogno di una medaglia alle olimpiadi di Tokyo 2020. 

Alle 3.00 di questa mattina – ora italiana – si potrà assistere all’incontro di Mattia Busato, nei turni preliminari e ranking round di kata maschile, che farà il suo debutto alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Prima di questo importante traguardo l’atleta aveva già conquistato altre mete, a livello mondiale Busato è stato bronzo a squadre a Linz 2016 e bronzo individuale a Madrid 2018. Mentre a livello Europeo si è guadagnato la medaglia d’oro a Tampere 2014. Inoltre il karateka ha partecipato anche ai Giochi Europei di Baku nel 2015 dove vinse l’argento individuale.

Mattia dopo aver partecipato alla Premier League disputata a Salisburgo nel febbraio 2020, ha ottenuto la qualificazione olimpica nella specialità kata, cioè quella sequenza di movimenti che identificano un combattimento reale con più avversari immaginari. L’ultima medaglia vinta è stata all’Europeo di Porec, nel maggio scorso, in cui ha portato a casa la medaglia di bronzo, mentre si è confermato campione nazionale agli Assoluti d’Italia a Ostia.

Nel torneo di questa mattina l’atleta si dovrà scontrare con il giapponese Ryo Kiyuna, il turco Ali Sofuoglu, il venezuelano Antonio Jose Diaz Fernandez, oltre al rifugiato olimpico sirianoa Wael Shueb e al taiwanese Yi-Ta Wang.

Chi è Mattia Busato

Mattia Busato, nato nella piccola cittadina di Mirano, in provincia di Venezia, il  2 febbraio 1993. Il ragazzo coltiva fin da piccolo la passione per il karate, e così all’età di 19 anni, diventa per la prima volta campione italiano Assoluto. Ma solo nel 2014 che diventa un nome importante grazie alla convocazione per il Campionato Europeo di karate, nella 49ª edizione della competizione, che si sono svolti a Tampere, in Finlandia.

In quell’occasione Mattia si laurea campione d’Europa battendo in finale Quintero, oro uscente e numero uno del mondo. Dunque all’età di  21 anni da dilettante, il karateka conquista il gradino più alto del continente.

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Due anni dopo si interessa a lui il Centro Sportivo Esercito, il corpo sportivo degli sport olimpici dell’Esercito Italiano che si occupa di sport a livello agonistico, al fine di arruolare atleti di chiaro interesse nazionale. Così Busato diventa a tutti gli effetti un atleta professionista, e proprio lui dichiara che questo passo è stato fondamentale per lui, soprattutto “a livello di mentalità che di autostima”.

Il karateka però non si è limitato solamente a praticare sport, ma a continuato anche i suoi studi, infatti si laurea in infermieristica nonostante la sua brillante carriera da atleta. Busato afferma che il motivo per cui ha scelto di continuare il suo percorso scolastico era perché era incerto di quello che gli riservasse il futuro. “Nella nostra disciplina lo sviluppo della mente va di pari passo con quella atletica e tecnica, mettermi costantemente in gioco con esami e tirocini dopo sfiancanti allenamenti mi ha forgiato ancor di più”, afferma l’atleta.

Dunque è così che Mattia racconta lo spirito di dedizione che applica in tutto ciò che fa, e la sua umiltà e la volontà di mettersi in gioco fin dall’adolescenza,  quando la sera consegnava pizze per racimolare i primi soldi. Per quanto riguarda i suoi hobby Busato ama fare trekking e dedicare molto tempo nella cura delle piante, specialmente i bonsai “da coltivare ogni giorno come le nostre tecniche”, passione che mostra anche sul suo profilo Instagram:

Nella su vita privata c’è una sola donna, Veronica Kirchmayr, ed è colei che lo accompagna nelle sue avventure da dieci anni e con cui risiede a Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso. La coppia si conosce tra i banchi di scuole delle scuole medie e non si sono lasciati più. Di Veronica sappiamo che è di origini austriache e lavora in un centro fitness di Treviso.

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Importante per Mattia Busato è anche la sua famiglia, che lo ha sempre sostenuto, e contribuito a farlo diventare l’uomo che è ora. “Quando trovi una famiglia che ti rispetta e che ti appoggia hai già vinto in partenza, poi spetta a te mettere il resto”, afferma l’atleta. Ma la famiglia non è solo quella di sangue, ma anche i suoi gruppi sportivi sono diventati con il tempo una seconda famiglia, partendo dal Germinal, società che l’ha cresciuto professionalmente, fino ad arrivare alla Fijlkam e all’Esercito.