Fabio Taborre è scomparso a causa di una malattia. Per sette anni è stato professionista, poi la squalifica e l’arresto
È morto nella sua Pescara Fabio Taborre, ciclista professionista per sette anni dal 2008 al 2015 a seguito di una lunga malattia. Una storia particolare e travagliata la sua tra doping, arresto e la morte della sorella in un’incidente stradale alla quale dedicò la vittoria del Gp di Camaiore nel 2011-
Nel 2015 fu trovato positivo al farmaco FG-4592, ritenuto pericoloso per l’organismo. Il ciclista contestò il controllo ma fu squalificato per quattro anni. Non solo, fu anche citato in giudizio dalla sua squadra e dai suoi ex compagni perché l’episodio fece perdere un importante sponsor.
Ma le disavventura per il ciclista non finirono qui. Due anni dopo fu arrestato dai carabinieri a Montesilvano quando in compagnia di una persona già nota alle forze dell’ordine stava cercando di recuperare due auto rubate alcuni giorni prima.
Nei veicoli furono rinvenuti materiali utili agli scassi e ricondotti a una serie di furti in appartamenti avvenuti in zona in quel periodo. Taborre e l’altra persona furono indagate per frutto aggravato.
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Quando ci fu la squalifica era all’Androni dove esordì nel professionismo, fino al 2010. Passò poi dell’Acqua&Sapone e successivamente nella Vini Fantini prima di tornare all’Androni. Per la brutta vicenda sportiva aveva parlò di sabotaggio. Al Messaggero aveva rilasciato una dichiarazione, chiedendo come mai i suoi valori, dopo un controllo, non erano sostanzialmente modificati e l’ematocrito non fosse salito.
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Oltre al già citato successo di Camaiore in carriera ha vinto il Memorial Pantani e una tappa del Giro d’Austria nel 2012. Per due volte aveva partecipato al Giro d’Italia. Avevo anche disputato disputato dieci classiche monumento, quattro Lombardia, quattro Sanremo, un Fiandre e una Roubaix.
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