Palombelli e l’indignazione scatenata dal suo discorso sul femminicidio

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Un discorso decisamente inopportuno quello di Barbara Palombelli, giornalista e conduttrice televisiva e radiofonica, durante il programma “Lo Sportello di Forum”: le sue parole avrebbero dovuto affrontare l’argomento della violenza di genere ma hanno scatenato l’indignazione sui social network.

Bufera di critiche scatenata dalla giornalista Barbara Palombelli, mentre stava introducendo il caso del giorno durante il programma “Lo Sportello di Forum”, in onda su Rete 4. Il modo in cui Palombelli si è espressa riguardo l’argomento femminicidio è stato accusato di misoginia: le sue parole hanno sminuito la questione della violenza contro le donne e puntato il dito verso le vittime.

Paola Paolombelli: il commento misogino


In Italia i dati sui casi di femminicidi sono allarmanti e tragici: 83 dall’inizio dell’anno, 7 negli ultimi 10 giorni. Oltre la metà delle vittime sono state uccise dal proprio partner o da un ex.

Tra le ultime vittime, ricordiamo Giuseppina Di Luca, uccisa a 47 anni a coltellate dal marito che non accettava la separazione; una giovane madre di 21 anni, Alessandra Zorzin, uccisa a colpi di pistola nel suo appartamento; Rita Amenze, uccisa dall’ex sempre con una pistola e morta a 31 anni.

Palombelli doveva introdurre il caso dei coniugi Rosa e Mario: Rosa stava chiedendo la separazione dal marito per le violenze subite da quest’ultimo nel corso degli anni. Nel suo discorso, Palombelli ha ripreso i dati sui recenti femminicidi, dicendo che sono state uccise 7 donne negli ultimi giorni “presumibilmente da 7 uomini”.

La giornalista si è poi chiesta se questi uomini fossero “completamente fuori di testa” o se ci fosse stato “un comportamento esasperante e aggressivo” da parte delle donne.

Secondo Palombelli, quindi, sarebbe lecito farsi delle domande sul possibile comportamento “esasperante” delle donne uccise dai partner. Palombelli non ha preso in considerazione le caratteristiche dei femminicidi (diversi dagli omicidi): si basano sulla volontà di controllo e possesso da parte dell’uomo sulla donna che subisce le violenze, all’interno di quella che dovrebbe essere una relazione affettiva.

Nessun omicidio può essere giustificato sulla base di un comportamento esasperante da parte dell’altra persona e, nel caso dei femminicidi, non si tratta nemmeno di gesti folli ma di azioni premeditate, che sono l’atto finale dopo una serie di aggressioni fisiche o verbali.