Cloud, tutto il mondo nelle nuvole

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Cloud, tutto il mondo nelle nuvole

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Nel mondo dell’informatica si sta rapidamente diffondendo un fenomeno simile a quello iniziato negli anni ’60 con l’uso virtuale della moneta. Con il servizio Bancomat è infatti possibile pagare virtualmente bollette e qualunque merce senza disporre del denaro fisico. In maniera analoga è oggi possibile immagazzinare i dati del proprio computer senza ricorrere a supporto fisico portatile (disco rigido, compact disk, pennetta USB) bensì depositandoli nella “nuvola informatica”: Cloud Computing, è questo il nome della nuova tecnologia che consente di gestire i dati digitali senza doverli memorizzare sui supporti fisici. Si noti che gli stessi dati che noi immagazziniamo sono a loro volta virtuali (libri, immagini, etc. non sono più di carta). Insomma, prima abbiamo digitalizzato i contenuti ed ora anche i contenitori!
La nuvola, “cloud”, è infatti un archivio virtuale che ospita i nostri documenti gratuitamente, per un numero limitato di memoria, o a pagamento per memorie più grandi. Il servizio è offerto da società specializzate. I propri dati possono essere gestiti da qualsiasi luogo e con qualunque computer. Personalmente avverto un certo disagio ad affidare i miei studi, le mie relazioni o semplici pensieri, a nuvolette virtuali ma penso che anche per chi come me sono scettici e restii, è solo questione di tempo. Il processo è inevitabile, volente o nolente. Lo dimostra il fatto che il più famoso tablet, l’Ipad prodotto dalle Apple computer, non disponendo (incredibilmente!) di un ingresso per le classiche “pennette” USB, obbliga praticamente a immagazzinare i propri dati trasferendoli sulla “nuvola”, dalla quale possono essere poi recuperati da un computer (e poi trasferiti sulla pennetta), oppure mediante un passaggio, un po’ complicato, dal computer all’Ipad tramite un apposito cavo di collegamento e l’utilizzazione di in apposito programma, “ITunes”,o, più semplicemente condivididendoli in tempo reale con gli altri nostri supporti collegati e sincronizzati con la nuvoletta (tramite Icloud per Apple, Google per Android)! Molte persone che possiedono il famoso Ipad (me compreso) vivono con un pò di disagio tale limitazione ed anche con il sospetto che i propri dati possano da un giorno all’altro svanire nella nuvoletta virtuale (il fatto stesso che sia virtuale accentua tale sospetto). Il problema della sicurezza dei dati è infatti un rischio tutt’altro che remoto, anche se, a pensarci bene, la presunta maggiore affidabilità del supporto fisico, come il disco rigido o la pennetta USB è in realtà illusoria come ben sanno tutti coloro che hanno perso irreparabilmente i propri dati perché la pennetta Usb o il disco rigido portatile si è bruciato, rotto o semplicemente andato smarrito. Tutto sommato con la nuvola si corrono meno rischi da questo punto di vista. Rimane comunque il problema della protezione dei dati tanto che sull’argomento è intervenuto il Garante della privacy il quale «…nell’ottica di promuovere un utilizzo corretto delle nuove modalità di erogazione dei servizi informatici, specie per quelli erogati tramite cloud pubbliche (public cloud), che comportano l’esternalizzazione di dati e documenti, ritiene opportuna e doverosa un’opera di informazione orientata a tutelare l’importante patrimonio informativo costituito dai dati personali». L’Autoritá ha pubblicato una «mini guida per imprese e pubblica amministrazione» per proteggere i propri dati consigliando alcune semplici misure: Verificare l’affidabilità del fornitore, privilegiare i servizi che consentono la portabilità dei dati, poterli trasferire su altri siti, scegliere con cura quali dati inserire nella nuvola (attenzione ai dati sensibili), non perdere di vista i propri dati, esigere adeguate misure di sicurezza, ecc. Le istruzioni sono rivolte agli enti pubblici e alle aziende. Tuttavia lo stesso Garante raccomanda anche alle persone fisiche, ai privati cittadini, la massima cautela nell’uso di tale tecnologia per il rischio della perdita di controllo dei dati personali con conseguenze, aggiungo personalmente, tutt’altro che virtuali bensì concrete a seconda del tipo di dati che possono essere violati o manipolati. Sono rischi connessi alla informatizzazione telematica che interessa tutti i campi, anche i più delicati come i servizi finanziari. Nell’era digitale tutto diventa virtuale e impalpabile, anche i soldi, non più fisicamente presenti nelle nostre tasche ma sostituiti dal bancomat che utilizziamo quotidianamente. Il possesso fisico della moneta in qualche modo ci dava una sensazione di concretezza e, diciamolo pure, di sicurezza, seppure illusoria, come illusoria è in generale ogni presunta sicurezza basata sul possesso fisico di un oggetto. Quest’ultima considerazione ci porterebbe a pensare che dopotutto il sistema della nuvola (cloud) escludendo il contatto fisico con la materia, e con lo stesso danaro ai quali siamo spesso feticisticamente attaccati, ci libera da condizionamenti psicologici negativi e ci aiuta a rivolgere la nostra attenzione ai valori immateriali più importanti «Perché dove sono le tue ricchezze là c’è anche il tuo cuore» (Matteo 6, 21).

Cesare Nisticò


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Cloud, tutto il mondo nelle nuvole Reviewed by on 21 ottobre 2015 .

Nel mondo dell’informatica si sta rapidamente diffondendo un fenomeno simile a quello iniziato negli anni ’60 con l’uso virtuale della moneta. Con il servizio Bancomat è infatti possibile pagare virtualmente bollette e qualunque merce senza disporre del denaro fisico. In maniera analoga è oggi possibile immagazzinare i dati del proprio computer senza ricorrere a supporto



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