Dove sta andando la Locomotiva d’Europa?

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Dove sta andando la Locomotiva d’Europa?

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Martin Schulz aveva escluso la “Grosse Koalition” come ipotesi di governo ma ha premuto per un governo Frank Walter Steinmeier chiamando a raccolta tutti i partiti anche la SPD, partito del quale ne ha fatto parte ricoprendo l’incarico di Ministro degli Esteri passato poi a Sigmar Gabriel dopo l’elezione a presidente. Alla fine sondaggi negativi in caso di nuove elezioni hanno indotto Schulz a fare retromarcia. Con uno stratagemma, quello cioè di consultare la base del partito, sembra che si giungerà ad un accordo. Quanto è accaduto è il segno della crisi della socialdemocrazia, quale forza riformatrice che si era distinta dai comunisti.

Adesso, anche questo partito è ad un bivio, avendo anch’esso una crisi di identità! Certo la dirigenza attuale non ha il carisma di Willy Brandt, Helmut Schmidt e dello svedese Olaf Palme (tragicamente ucciso in un attentato); proprio quest’ultimo sosteneva – al contrario dei comunisti – che il capitalismo è una pecora che va tosata. Ma sono anche cambiati i tempi, e se una forza politica non si adegua, non si riescono ad ottenere risultati.

Certo anche l’Unione CDU-CSU ha perso, ma di poco, rispetto alla SPD che, con poco più del 20%, ha ottenuto il risultato peggiore dal dopoguerra. Se pensava che, non governando, guadagnava a livello elettorale, si è reso poi conto che è meglio governare con una maggioranza ben più ampia. Questa posizione ondivaga è il frutto di una crisi del partito che dura da tempo, perché non in grado di dare risposte ai bisogni e che forse con questo atto di responsabilità spera di recuperare terreno tra gli elettori. Sarà così?

Innanzitutto a breve si vedrà se il governo nascerà. Quanto ai risultati tra quattro anni, ma per la SPD è ora di organizzare un partito, tenendo conto del terzo millennio. Bettino Craxi in Italia, criticato e bistrattato, sosteneva in anticipo sui tempi la tesi di un socialismo laico e riformatore in vista del terzo millennio. Mentre altri, sono rimasti ancora arroccati su vecchie posizioni ideologiche come la SPD che non ha saputo interpretare il ruolo propulsivo riformista con Gerhard Schröder cancelliere che perse con la Merkel. Una crisi di identità dalla quale non riesce ad uscire essendo in un vicolo cieco.

La brutta notizia è che nel Paese-Locomotiva d’Europa la coalizione “Giamaica” è saltata. A far saltare l’accordo è stato proprio Christian Lindner, l’esponente della FDP che ha detto NO alla coalizione con i Verdi, la CDU della cancelliera Angela Merkel e il CSU, con due frasi: «Es ist besser nicht zu regieren, als falsch zu regieren», ovvero meglio non governare anziché governare in maniera cattiva! (NdA: eh sì, va proprio detto che i politici tedeschi sono molto più “chiari” dei loro colleghi italiani).

Ma la domanda è: in un momento cruciale come questo, nel quale i nazionalismi mettono in discussione la stessa Unione Europea, la Germania – considerata da tutti come la locomotiva dell’Unione – può permettersi tutto questo? La risposta è che nessuno se lo può permettere, né l’Italia e né la Francia e tanto meno gli altri paesi che non hanno un’economia abbastanza solida.

Ricordo ancora quando, nel 1989, in un seminario che si tenne a Valkenburg (Olanda) curato dal pedagògo e scrittore Marcel van Herpen si parlò a lungo dei vantaggi e dei rischi che potevano derivare dalla realizzazione del Mercato Unico Europeo – primo grande passo verso l’Unione Monetaria nel 2002 – mentre l’anno seguente, nel 1990, si discusse invece della riunificazione tedesca e di come la Germania – sin da allora – appariva già troppo grande e forte per lo stesso van Herpen! A distanza di quasi trent’anni da quell’esperienza, attraverso “il famoso socialnetwork”, lo stesso van Herpen ha ricordato recentemente – a chi come me aveva partecipato a quei seminari – di come il mondo intero sia profondamente cambiato dopo l’Unificazione Europea.

Sì, l’Unificazione è stato un fattore che ha contribuito a cambiare i mondo così come lo conoscevamo, e che ci ha “regalato” molti “colpi di scena”, come ad esempio quello dell’uscita a sorpresa della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Una “uscita” votata favorevolmente dall’opinione pubblica inglese, che però ora sembra non essere più convinta della scelta effettuata.

A mio avviso, un motivo che ha contribuito a questa fuoriuscita dall’Unione è legato ad una sorta di “disaffezione” per le Istituzioni comunitarie, che forse vengono percepite “lontane” dai cittadini. Ad esempio, anche sulla questione dei profughi, è mancata una risposta immediata da parte dell’Europa, che ha lasciato sola l’Italia.

Cosa che ha contribuito a favorire il risorgere dei nazionalismi, un problema che attanaglia tutti i paesi europei, dall’Italia alla Germania. Le Istituzioni europee dovrebbero sforzarsi di apparire più vicine ai cittadini, facendo sentire maggiormente la propria presenza. Ma forse, questa “distanza” è percepita più dai cittadini europei “adulti” che da quelli “giovani”, che al contrario – grazie ai programmi Erasmus – hanno la possibilità di studiare visitando altri paesi.

Che si parli troppo poco delle possibilità offerte dall’Europa? Forse sì, così come delle opportunità che attraverso progetti finanziati dall’Unione possono interessare anche i privati e non solo le infrastrutture. Di questo se ne devono occupare le amministrazioni locali. Ci sono molti sindaci (anche di comuni molto piccoli) che invitano i privati ad investire, così come nel caso del sindaco di Baiano in provincia di Avellino, Enrico Montanaro, che sostiene che i fondi europei non vanno utilizzati solo per le infrastrutture ma anche per investire e far crescere l’economia locale e reale.

È fondamentale dunque una maggiore comunicazione sulle possibilità offerte dell’Unione Europea, che a sua volta necessita di maggiore stabilità in seno ai governi che la compongono. Solo lavorando per trovare una sintesi tra i governi che auspicano ad una maggiore stabilità di essi, sarà possibile un’Unione Europea forte, ed in grado di rispondere alle sfide della Globalizzazione che vengono da potenze “emergenti” come la Cina e l’India.

Albino Albano
*Giornalista e Cultore
di Politiche Europee
@albinoalbano1


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Dove sta andando la Locomotiva d’Europa? Reviewed by on 13 dicembre 2017 .

Martin Schulz aveva escluso la “Grosse Koalition” come ipotesi di governo ma ha premuto per un governo Frank Walter Steinmeier chiamando a raccolta tutti i partiti anche la SPD, partito del quale ne ha fatto parte ricoprendo l’incarico di Ministro degli Esteri passato poi a Sigmar Gabriel dopo l’elezione a presidente. Alla fine sondaggi negativi



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