Giornalisti e intellettuali italiani dicono no alla repressione turca

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Giornalisti e intellettuali italiani dicono no alla repressione turca

giornalisti a Roma protestano contro repressione turca

Non si fermano le iniziative di solidarietà contro l’ondata repressiva che il Governo di Erdogan ha messo in atto dal fallito golpe del 16 luglio e che non sembrano cessare. Migliaia i dipendenti pubblici, giudici, poliziotti, procuratori, esponenti del mondo religioso e insegnanti epurati ai quali si aggiungono i giornalisti a cui il governo Turco ha tolto ogni libertà. Una repressione arrivata, in parte anche in Italia, dove è stata negata l’autorizzazione di protestare sotto l’ambasciata turca di via Palestro a Roma. Negazione che non ha però fermato gli organizzatori, con in testa il presidente della FNSI Beppe Giulietti e il segretario Raffaele Lorusso, seguiti, tra gli altri, dai rappresentanti del gruppo #NoBavaglio, dell’Associazione Articolo21, dell’Odg Lazio, di Amnesty international e Repubblica.
Uno striscione, un megafono, le parole del premio nobel per la cultura Orhan Pamuk e l’appello degli intellettuali sono stati gli strumenti impugnati dai manifestanti.
«Esprimo la mia più forte critica per l’arresto dello scrittore Ahmet Altan, una delle più importanti firme del giornalismo turco, e di suo fratello Mehmet Altan, a sua volta accademico ed economista di fama». Parole lette dalla segretaria generale aggiunta vicaria della Fnsi, Anna Del Freo, che hanno dato il via alla protesta pacifica per ribadire, come fatto già a luglio, il netto “No” al bavaglio turco. Un no chiaro che si legge nell’appello degli intellettuali “contro la caccia alla streghe” pubblicato da Repubblica, letto al megafono dal portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury, per chiedere alle istituzioni italiane ed europee di intervenire per fermare la soppressione delle libertà in Turchia. «Facciamo appello – recita la lettera aperta – ai democratici di tutto il mondo e a tutti coloro che hanno a cuore il futuro della Turchia e della regione sulla quale esercita un ruolo di primo piano, perché protestino contro la vendetta che il governo sta portando avanti contro i suoi più brillanti pensatori e scrittori qualora non condividano il suo punto di vista».
A sostegno dell’iniziativa è sceso in piazza anche Gianluca Di Feo, vicedirettore di Repubblica, una delle prime testate a muoversi attivamente a favore della causa turca. «Non è possibile – ha detto nel corso del suo intervento – che un colpo di stato militare, ossia il tentativo di attentare alla democrazia di un paese, si trasformi nel pretesto per sopprimere qualunque forma di espressione e di libertà politica di quel paese». L’attentato alla democrazia non può giustificare secondo il vicedirettore «la fine di ogni democrazia a partire dalla libertà di espressione di giornalisti e scrittori che in qualunque definizione democratica ne è fondamento. Per questo – ha concluso – su repubblica.it proseguirà la raccolta di firme e sosterremo qualunque iniziativa a tutela della libertà di stampa e della libertà democratica del popolo turco».
Una sola motivazione, ben sintetizzata dal segretario Raffaele Lorusso, ha spinto tutti a partecipare. «Siamo qui – ha dichiarato il segretario FNSIper richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica italiana su quanto sta accadendo in Turchia all’indomani del golpe dello scorso luglio».
«Non si può restare indifferenti davanti alla repressione del regime di Erdogan. Restare in silenzio vuol dire esserne complici». Ha dichiarato a margine della protesta Marino Bisso dell’associazione #Nobavaglio che ha lanciato anche una sua idea sul come essere efficaci e on lasciare cadere nel vuoto ogni azione, anche piccole, di protesta a difesa dei fondamentali diritti dell’uomo. «Tocca in particolare proprio ai giornalisti il dovere di tenere accesi i riflettori sulle gravi violazioni dei diritti umani di cui si sta macchiano il regime di Ankara. Lo possiamo fare non solo con i nostri articoli ma anche attraverso i nostri siti e blog personali per chiedere a tutti di partecipare a questa battaglia per la libertà e spingere gli organismi internazionali a intervenire per fermare violenze e abusi. Per questa ragione è fondamentale che l’appello di Repubblica venga diffuso e sottoscritto da migliaia di cittadini che non ci stanno a tenere gli occhi chiusi sugli orrori che colpiscono tanto i cittadini turchi che il popolo kurdo».

 


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Giornalisti e intellettuali italiani dicono no alla repressione turca Reviewed by on 15 settembre 2016 .

Non si fermano le iniziative di solidarietà contro l’ondata repressiva che il Governo di Erdogan ha messo in atto dal fallito golpe del 16 luglio e che non sembrano cessare. Migliaia i dipendenti pubblici, giudici, poliziotti, procuratori, esponenti del mondo religioso e insegnanti epurati ai quali si aggiungono i giornalisti a cui il governo Turco ha tolto ogni

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