I ministri dell’Interno dei Paesi UE volano ad Amsterdam per salvare l’Europa

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I ministri dell’Interno dei Paesi UE volano ad Amsterdam per salvare l’Europa

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Gli Stati dell’Unione europea potranno decidere se ripristinare o meno i controlli alle frontiere, senza concordarlo con gli altri membri, limitando di fatto la libera circolazione. È questo il pericolo maggiore che il Commissario europeo Jean-Claud Junker deve evitare dopo il vertice di Amsterdam, cercando di salvare Schengen e trovando una mediazione tra chi difende la linea dura e pone come priorità la blindatura dei confini esterni e chi, invece, avanza l’ipotesi di concordare preventivamente con gli Stati membri eventuali decisioni sui controlli alle frontiere in modo da creare un tavolo di coordinamento ed evitare iniziative che potrebbero mettere in difficoltà gli altri partner.

Sembrano lontani i giorni in cui il Commissario, motivato dall’apertura ai profughi della Merkel, aveva proposto la redistribuzione tra i Paesi membri dei 160 mila richiedenti asilo, dando così forma, alla politica Ue sui migranti e sembrano ancor più lontani i giorni in cui si ragionava agli hotspot alle frontiere esterne – quindi in Italia e Grecia – al ricollocamento di coloro che hanno diritto e al rimpatrio tramite Frontex di chi non ha i titoli per rimanere; ed ancora alla creazione di una guardia di frontiera (proposta proprio dall’Italia per voce del Sottosegretario Gozi), per aiutare gli Stati che si stavano mostrando incapaci di gestire il flusso di migranti alle frontiere, anche contro la loro volontà. Ed infine tre miliardi alla Turchia per bloccare le partenze e gestire i rifugiati sul proprio territorio. Il clima di festa è durato molto poco in sede europea e qualcosa sembra aver bloccato la macchina di Juncker. All’apertura e all’accoglienza dimostrate da Italia e Grecia, l’Ungheria ha alzato il primo muro, Grecia, Svezia e Austria, insieme a Croazia, Francia e Danimarca, hanno ripristinato i controlli, sospendendo di fatto Schengen. Sono state ricollocate solo 331 persone e la Grecia non riesce più sostenere l’arrivo dei circa 900 mila migranti che dalla Turchia sbarcano sulle coste greche per imboccare poi la rotta balcanica. In ultimo, la Turchia, sta ancora aspettando gli aiuti economici promessi.
In chiave politica, nella guerra di tutti contro tutti, a farne le spese è sicuramente l’accordo Shengen che sembra non sostenere più il peso degli Stati che, percependo i flussi migratori come un’insostenibile invasione, alzano muri, chiudono le frontiere e mettono a dura prova l’unità stessa dell’Europa. Dal lato umano, invece, le vere vittime sono le migliaia di persone costrette ad affrontare un viaggio, nella speranza di una vita migliore.
Per molti la soluzione potrebbe esser escludere la Grecia da Schengen, per altri interrompere lo stesso patto, limitando la libera circolazione per due anni ed effettuando verifiche semestrali. Una lotta contro il tempo che porterà gli Stati a schierarsi e prendere una decisione entro maggio, periodo ultimo per rinnovare la chiusura delle frontiere. Nella migliore delle ipotesi, l’emergenza rientrerà e si troveranno soluzioni condivise, nella peggiore, ogni Stato si muoverà autonomamente, rischiando di imboccare una strada senza ritorno che porterebbe inevitabilmente alla fine dell’Europa Unita.


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I ministri dell’Interno dei Paesi UE volano ad Amsterdam per salvare l’Europa Reviewed by on 26 gennaio 2016 .

Gli Stati dell’Unione europea potranno decidere se ripristinare o meno i controlli alle frontiere, senza concordarlo con gli altri membri, limitando di fatto la libera circolazione. È questo il pericolo maggiore che il Commissario europeo Jean-Claud Junker deve evitare dopo il vertice di Amsterdam, cercando di salvare Schengen e trovando una mediazione tra chi difende

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