Il lavoro part-time divide l’Europa

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Il lavoro part-time divide l’Europa

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E’ rivolto al lavoro Part-time in Europa, l’ultima ricerca condotta per la Commissione Europea da M. Vaalavuo, analista socio-economico in unità analisi tematica della DG EMPL. Il quadro emerso è di un’Europa in cui aumenta il modo crescente il numero di europei che stanno lavorando a tempo parziale. Due facce di una stessa medaglia mostrano un risvolto positivo, legato ad un maggior numero di persone che trovano più liberamente l’equilibrio tra lavoro e altre attività o alle persone reinserite dopo esser state escluse dal mercato del lavoro come le madri, i lavoratori più anziani e studenti. Il lato negativo della medaglia, invece, lega il part-time a scelte involontarie dei lavoratori o all’unica opzione disponibile a causa della difficoltà di conciliare un lavoro ‘standard’ con le proprie responsabilità familiari private.
Le differenze tra lavoro full-time e lavoro part-time è legato non solo ad una ridotto retribuzione ma anche alla qualità stessa del lavoro, alle poche opportunità di formazione, a carriere più povere e, nel lungo periodo, a diritti minimi alla pensione.
La ricerca è stata mirata ad esaminare la diversità di lavoro a tempo parziale in tutta l’UE. La prima osservazione che colpisce è la differenza di genere: sono più le donne che gli uomini a lavorare su una base part-time. Nel 2015 in media nell’UE, 8,9 per cento degli uomini ha lavorato a tempo parziale contro il 32,1 per cento delle donne.
Dal 2007 l’occupazione a tempo parziale è cresciuta in Europa, mentre il lavoro a tempo pieno è diminuito. Il numero di lavoratori part-time è aumentato in tutti i paese della Ue, con in testa la Croazia e la Polonia, dove i part-time sono passati dal 16,8 per cento al 18,9 per cento. L’aumento è stato particolarmente forte tra gli uomini: la quota è quasi triplicata in Grecia, Cipro e Slovacchia e più che raddoppiato in Bulgaria, Repubblica Ceca, Irlanda, Spagna e Malta.
Il lavoro part-time “involontario”, cioè non deiciso liberamente dal lavoratore, è particolarmente elevato nei paesi del Sud, dove è aumentato in modo significativo durante la crisi (in Grecia dal 45,8% al 72,9%, a Cipro 31,2% al 69,4%, Italia 39,4% al 65,5%, in Spagna il 33,6% al 63,7%). Il più forte aumento del lavoro part-time involontario si è verificato in Irlanda, dove è passato dall’11,5% del 2007 al 39,2% del 2015. C’è anche una chiara divisione est-ovest tra i paesi: nei paesi dell’Europa centrale e orientale il lavoro a tempo parziale rimane un fenomeno marginale, anche tra le donne, mentre i paesi occidentali hanno utilizzato sempre più il lavoro part-time.
Un valore anomalo è quello emerso nei Paesi Bassi dove tre quarti delle donne lavora a tempo parziale ma anche un quinto degli uomini, quasi tre volte di più che in media nell’UE. I Paesi Bassi hanno anche una delle percentuali più basse di lavoratori part-time involontari.


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Il lavoro part-time divide l’Europa Reviewed by on 10 maggio 2016 .

E’ rivolto al lavoro Part-time in Europa, l’ultima ricerca condotta per la Commissione Europea da M. Vaalavuo, analista socio-economico in unità analisi tematica della DG EMPL. Il quadro emerso è di un’Europa in cui aumenta il modo crescente il numero di europei che stanno lavorando a tempo parziale. Due facce di una stessa medaglia mostrano

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