Libertà di coscienza e discernimento

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Libertà di coscienza e discernimento

riflessioni

di Cesare Nisticò

Le aperture di Papa Bergoglio in materia di libertà di coscienza stanno suscitando perplessità e qualche polemica non solo tra il clero ma anche tra i laici (cito per tutti il blog di Antonio Socci) e persino tra i non credenti. Un dibattito tutt’altro che accademico giunto in un momento di crisi dei valori, non solo cattolici ma dell’etica in generale, in un mondo sempre più dominato dall’utilitarismo, nel migliore dei casi, o dall’egocentrismo, fino alle aberranti manifestazioni di intolleranza , egoismo, e violenza, persino tra le mura domestiche. Noi laici abbiamo non solo il diritto, come la stessa Chiesa Cattolica riconosce (V. APOSTOLICAM ACTUOSITATEM – Atti del Concilio Ecumenico Vaticano II, a proposito dei laici e del “…ruolo proprio e assolutamente necessario che essi svolgono nella missione della Chiesa…” ) ma soprattutto il dovere di intervenire in un momento critico della storia della Chiesa e dell’intera umanità. L’atteggiamento dei laici nei confronti del Magistero Cattolico è spesso contrassegnato da conformismo e sottomissione passiva su questioni spinose e controverse, o all’opposto da atteggiamenti di rifiuto categorico e distacco progressivo dalla comunità ecclesiale, specie tra i giovani. Altri infine hanno assunto un atteggiamento “neutro”, sinonimo di indifferenza, a mio parere il peggiore di tutti.
Insomma, noi laici dobbiamo uscire allo scoperto e dire la nostra, con umiltà, equilibrio, rispetto delle diverse posizioni, ma anche senza timidezze, consapevoli che la posta in gioco è il rinnovamento della Chiesa, della nostra Chiesa costituita, come sappiamo, dal clero, nella sua complessa e articolata struttura, e dai laici, o come alcuni preferiscono ancora dire, “il popolo di Dio”. I primi ne sono i diretti custodi, ma senza ascoltare la voce del popolo di Dio finirebbero per essere rinchiusi in un castello di precetti, formule e un corpo dottrinale lontano dalla realtà e destinato fatalmente a sclerotizzarsi e inaridirsi. Per combattere questo pericolo la chiesa deve scendere in campo, mescolarsi col mondo, condividerne le contraddizioni. E Papa Francesco l’ha fatto in prima persona con tutto il coraggio necessario a chi è ben consapevole che così facendo si corrono anche dei rischi: quello, ad esempio, di confondere la comprensione per i peccatori e la giusta attenzione per le situazioni contingenti, con il relativismo morale e la facile giustificazione anche del peccato, che non si puo eludere. I rischi sono tanti. La Chiesa per affrontare questi mali non può starsene arroccata in una torre ma deve confondersi con il mondo, per attingere dalla realtà di tutti i giorni il vissuto concreto della fede, l’esperienza quotidiana intrisa di contraddizioni, ferite, momenti di estasi e momenti di crisi. In questo modo potremo affrontare insieme, laici e sacerdoti, con l’aiuto di Dio e invocando l’ispirazione dello Spirito Santo, i temi spinosi e le angosciose domande che affliggono le persone e le famiglie che vivono nella concretezza della loro esistenza problemi come la contraccezione, l’omosessualità, il tormento di chi si è separato dal coniuge e che non se la sente di accedere ai sacramenti, anche quando qualche sacerdote lo rassicura in proposito, perché quello che lo affligge, più che la norma , o la “sanzione” che ne deriverebbe, è la sua coscienza: solo essa potrà dargli la risposta. E questa non potrà che venire dalle profondità del suo essere , dopo la dolorosa esperienza della disperazione che lo porterà a dover compiere delle scelte ” …chi non conosce la disperazione non conosce il significato della vita, per quante gioie abbia conosciuto” (Kirkegaard,   “Aut Aut”, Introduzione di Remo Cantoni, Mondadori). Certo, la coscienza si costruisce con l’aiuto del magistero della Chiesa, ed anche con l’utile contributo delle scienze psicologiche, giuridiche, mediche, sociologiche, antropologiche, ma l’ultima parola spetta sempre alla persona. Non è una facile scappatoia per scivolare nel soggettivismo e nel relativismo etico di chi vorrebbe “fare i propri comodi”, come ritengono alcuni sacerdoti che del proprio “gregge”hanno una concezione pessimistica, bensì una terribile responsabilità che la persona avverte, non di rado dolorosamente, nei confronti della comunità e nei confronti di sé stesso. Le situazioni complesse, difficili, e le vie spesso dolorose che le persone si trovano a dover percorrere nel corso dell’esistenza, trovano a volte risposte poco convincenti da parte della Chiesa. E ciò può indurre a cercare delle risposte in maniera autonoma, libera e incondizionata, anche se ciò dovesse comportare un momentaneo allontanamento dalla comunità per vivere l’esperienza del deserto. Ma tutto questo non deve spaventare noi laici né mettere in discussione il magistero della chiesa. Chi, tra i laici pretenderebbe la perfezione nei sacerdoti si trova nella posizione infantilistica del bimbo che reclama la perfezione nei genitori. Il Magistero della Chiesa è, a mio parere, anch’esso itinerante, come il cammino del suo popolo, anzi tra i due non c’è alcuna separatezza, e quando la si vorrebbe creare , allora si creano i poteri contrapposti: quello del mondo clericale da una parte che si chiude a riccio rivendicando le sue prerogative di autorità indiscussa in materia di morale ed etica, e dall’altra sponda quello del mondo laico , il “libero pensiero” che guarda con sospetto una istituzione chiusa in sé stessa che promana precetti e regole racchiusi in un corpo dottrinale sempre più lontano dalla realtà: non si può negare che queste considerazioni, ancorché severe e unilaterali, meritino attenzione, specie quando provengono da persone che pur dichiarandosi “atee”, manifestano una condotta moralemente esemplare. Costoro, a mio parere, sono spesso più vicini a Dio di quanto essi stessi possano immaginare. Essi hanno la fede senza saperlo, come si vede dai loro comportamenti e pur tuttavia si ostinano a non riconoscerlo perché magari hanno assistito a comportamenti non propriamente edificanti da parte di persone che si dichiarano cattolici praticanti. Non dimentichiamo che l’esempio (o, come diciamo noi credenti, la testimonianza), è importante, anzi, determinante. Senza la testimonianza non è possibile fare avvicinare le persone alla fede e si alimentano le contrapposizioni. E noi laici dobbiamo fare la nostra parte, anche invocando quella libertà di coscienza, che è ricerca incessante della verità senza la quale saremmo o marionette docili e conformisti, alle dipendenze del “potere” ecclesiastico o burattini ribelli, come certo laicismo che al quel potere si oppone disconoscendo quale tesoro in realtà è in esso custodito. Ma questa libertà di coscienza può costare sofferenza. Personalmente non ho dubbi che dietro tutto questo vi sia l’azione dello Spirito Santo: dove ci porterà il Suo vento impetuoso? Abbiamo l’onore di vivere in prima persona una nuova era della storia della Chiesa. Dio ci chiama ancora. Per questo abbiamo il dovere di capire, riflettere, con tutto il necessario discernimento.


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Libertà di coscienza e discernimento Reviewed by on 14 maggio 2016 .

una riflessione sulle ultime aperture di Papa Bergoglio in materia di libertà di coscienza che stanno suscitando perplessità e qualche polemica non solo tra il clero ma anche tra i laici



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