Natura e cultura

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Natura e cultura

natura e cultura

di Cesare Nisticò

In tempi come questi, caratterizzati dal dominio crescente dell’uomo sulla natura, viene da chiedersi dove stia andando la razza umana. Sia la scienza che il progresso tecnologico, non riguardano solo il mondo fisico e le risorse naturali, ma anche l’organizzazione sociale, anzi, i due aspetti sono interdipendenti: una società  essenzialmente utilitarista, tecnocratica, consumistica e fondata sullo strapotere dell’economia dovrà necessariamente orientare la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica in una certa direzione a sé più confacente e viceversa, scienza e tecnologia rimandano ad un modello ben preciso di organizzazione sociale confermandone le premesse ideologiche su cui si fonda, in un gioco di specchi in cui l’una trova conferma e giustificazione nell’altra rinforzandosi a vicenda. Con queste premesse ne consegue che la “natura” entra in queste dinamiche non come un dato reale di partenza che condiziona la scienza e l’organizzazione sociale, ma piuttosto il contrario: la natura è sempre più subalterna, anzi succube del dominio esercitato dall’Establishment scientifico-tecnologico-industriale e dalle lobby finanziarie che hanno il potere di governarlo. Abbiamo l’illusione di trasformare e consumare prodotti che la natura spontaneamente ci fornisce e invece secoli di interventi sulla natura, specialmente con le innovazioni tecnologiche del periodo più recente, hanno prodotto risultati così profondi da renderla irriconoscibile. E’ il passaggio dalla natura alla cultura. Un processo tuttavia inevitabile. La soluzione infatti non può consistere lasciando la natura ” al suo libero corso” come vorrebbe il naturalismo ingenuo di alcune correnti ecologiste. Provate a lasciare un prato o un orto al suo “libero corso naturale” e in pochi giorni vi ritroverete un groviglio di sterpi, rovi ed erbacce che non produrranno niente di buono. La potatura periodica della pianta ad esempio è un intervento necessario che la farà ricrescere rigogliosa e produttiva anche se ai profani può apparire un intervento lacerante, quasi una mutilazione. Intervenire sulla natura è dunque necessario anzi indispensabile. Il problema è come si deve intervenire, se forzandola fino a violentarla o rispettandone i delicati equilibri che vanno studiati per scoprirne i segreti che devono essere messi a servizio dell’uomo e non certamente dell’arricchimento di chi ha solo l’esigenza di sfruttare le risorse naturali per ottenere il massimo profitto. Ma ciò ci obbliga a fare delle scelte consapevoli. Non possiamo esimerci da questa responsabilità.
L’uomo, non è solo esso stesso parte della natura, ma anche e soprattutto un essere che consapevolmente deve governarla. Si tratta quindi di capire quali siano i percorsi giusti che ci consentono di avere una rapporto equilibrato con la natura, e quali, al contrario, quelli che ci allontanano da essa avvelenandone il rapporto, con conseguenze disastrose.
La questione ecologica non è solo un problema di rapporto dell’uomo con la natura ma anche dell’uomo con sé stesso, giacché anch’egli ha un corpo con le sue funzioni biologiche che deve saper governare, specialmente quando queste implicano una relazione con i suoi simili come nel rapporto sessuale. Nell’esercizio della sessualità  non si assiste solamente alla soddisfazione di una pulsione biologica. Nell’uomo questo istinto ha una forte connotazione e valenza psicologica e culturale soprattutto perché nell’esperienza sessuale c’è uno scambio al massimo livello di intimità, essenziale per la relazione e l’evoluzione psicologica tra due persone che costruiscono un rapporto. Tutto ciò ha conseguenze sociali e culturali in quanto da questa esperienza nasce la relazione di coppia, cellula primaria su cui si fonda l’organizzazione sociale e la cultura di un popolo. E’ quindi un’illusione credere che si tratti semplicemente di un fatto naturale, senza ripercussioni sociali e culturali. Così­ come è illusorio richiamare una presunta “legge di natura” antecedente alla cultura umana, che le sarebbe in qualche modo subalterna, per giustificare modelli di comportamento che sono invece prodotti culturali. Ad esempio, nel caso della procreazione responsabile, nella cultura occidentale per secoli è prevalsa una concezione intransigente e sessuofobica per l’influenza della chiesa cattolica che considera eticamente leciti solo i metodi non invasivi: billings (controllo della mucosa vaginale) e sintotermico (controllo della temperatura) in quanto considerati “naturali”. Il problema a mio parere è che entrambi nascono semplicemente dall’intenzione di non voler procreare, almeno per un periodo responsabilmente condiviso, e quindi dal punto di vista etico partono dal medesimo presupposto di chi usa altre tecniche. Le coppie che per non procreare controllano la mucosa o la temperatura vaginale si pongono nei confronti della procreazione con lo stesso atteggiamento di chi usa altri metodi (contraccettivi meccanici o chimici, ecc.). L’intenzione è la stessa, ed è questa volontà, questa scelta consapevole di non voler procreare che può caso mai essere messa in discussione dalla morale: se in assoluto non può essere considerata illecita, in quanto legittimamente motivata da contingenze sociali, psicologiche o mediche, allora la questione deve spostarsi, correttamente, sul problema del metodo, laddove effettivamente alcune tecniche possono essere lesive della dignità  della donna, specie se non condivise, e persino pericolose per la salute. Sulla base di questi ragionamenti, chiamare in causa la natura per supportare scelte ideologiche che con la natura non hanno niente a che vedere, francamente mi sembra illogico e pretestuoso. Astenersi dal rapporto nel periodo fecondo, non mi sembra, dal punto di vista psicologico, più “naturale” dell’uso, ad esempio, del profilattico, a meno che non ci siano controindicazioni in tal senso, e soprattutto se non è condiviso. La condivisione responsabile di un progetto di vita coniugale incentrato sulla qualità  della vita affettiva mi sembra senz’altro più “naturale” di una serie di imperativi morali astratti provenienti dall’esterno e ignari delle problematiche concrete della vita di coppia, con le sue gioie, ma anche i problemi quotidiani della famiglia sempre più esposta a spinte disgregatrici che vorrebbero distruggerla : non aggiungiamo altri assilli di stampo moralistico alle coppie di giovani, sempre meno numerose, che in tempi così­ difficili intendono, eroicamente, creare una famiglia.


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Natura e cultura Reviewed by on 7 ottobre 2016 .

di Cesare Nisticò In tempi come questi, caratterizzati dal dominio crescente dell’uomo sulla natura, viene da chiedersi dove stia andando la razza umana. Sia la scienza che il progresso tecnologico, non riguardano solo il mondo fisico e le risorse naturali, ma anche l’organizzazione sociale, anzi, i due aspetti sono interdipendenti: una società  essenzialmente utilitarista, tecnocratica,



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