Ricollocazione e reinsediamento: il monito della Ue agli Stati membri

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Ricollocazione e reinsediamento: il monito della Ue agli Stati membri

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Dopo un anno dai primi provvedimenti decisi per contribuire ad affrontare la crisi dei rifugiati che colpisce gli Stati membri dell’UE e i paesi vicini, la Commissione europea ha riferito sull’attuazione dei meccanismi temporanei di ricollocazione di emergenza e sul programma europeo di reinsediamento.
Al 15 marzo erano stati ricollocati dalla Grecia e dall’Italia appena 937 richiedenti asilo: il ritmo dei trasferimenti è insoddisfacente, anche se si stanno manifestando i primi segnali di una tendenza più positiva. L’esperienza delle prime settimane di marzo, quando sono state prontamente ricollocate 287 persone (di cui 241 dalla Grecia), mostra che la ricollocazione può funzionare più rapidamente se gli Stati membri si impegnano sul serio. Il fattore più importante nel rallentamento del processo è la mancanza di volontà politica da parte degli Stati membri, che si è tradotta in un numero limitato di offerte di ricollocazione e nella lunghezza dei tempi di risposta, impedendo al programma di diventare un’alternativa a percorsi pericolosi e irregolari. Nella relazione odierna la Commissione rivolge alcune specifiche raccomandazioni agli Stati membri di ricollocazione, esortandoli ad aumentare gli impegni assunti e ad abbreviare i tempi di trattamento delle domande. La Commissione ha invitato gli Stati membri a limitare i controlli di sicurezza supplementari ai casi giustificati, a offrire pacchetti di informazione prima della partenza e a reagire appena possibile al bando dell’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo per l’assunzione di esperti. Le preferenze espresse dagli Stati membri per la selezione dovrebbero servire unicamente a migliorare il processo di abbinamento ai fini di una maggiore integrazione, e non a respingere domande di ricollocazione. La Grecia e l’Italia sono esortate a migliorare la capacità di coordinamento, accrescere la capacità di accoglienza, evitare il rischio di fuga dei candidati, e adeguare e migliorare le procedure di ricollocazione dei minori non accompagnati.
Secondo Dimitris Avramopoulos, Commissario europeo per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza «Gli Stati membri dell’UE si sono giuridicamente impegnati a ricollocare 160 000 persone in evidente bisogno di protezione internazionale, e hanno ribadito questo impegno in varie occasioni».«La situazione umanitaria in Grecia – ha proseguito il Commissario- si aggrava ogni giorno di più: è urgente che gli Stati membri onorino i loro impegni per impedire l’ulteriore deteriorarsi della condizione dei rifugiati nel paese. Dobbiamo aumentare in modo sostanziale le ricollocazioni nei prossimi giorni e nelle prossime settimane».
Con il meccanismo temporaneo di ricollocazione di emergenza, istituito da due decisioni del Consiglio del settembre 2015, gli Stati membri si sono impegnati a ricollocare 160 000 persone dall’Italia e dalla Grecia (ed eventualmente da altri Stati membri) entro settembre 2017. L’8 giugno 2015 la Commissione ha adottato una proposta su un programma europeo di reinsediamento e a seguito del vertice dei leader dell’UE con la Turchia del 29 novembre 2015, è stato adottato il piano d’azione UE-Turchia. Scopo del programma volontario di ammissione è aiutare la Turchia a gestire i flussi sempre più consistenti di rifugiati, nonché offrire un modo sicuro e legale di raggiungere l’Europa alle persone realmente bisognose di protezione.
Le principali difficoltà, constatate sul reinsediamento, derivano dalle differenze tra gli Stati membri in termini di criteri di scelta, durata delle procedure, strumenti di integrazione e numero di posti disponibili. Pongono problemi anche la mancanza di capacità di accoglienza e i ritardi nel rilascio dei nulla osta di uscita nei paesi terzi.
Il Consiglio europeo del 7 marzo ha, infine invitato ad accelerare l’attuazione della ricollocazione, per alleviare il grave onere che pesa sulla Grecia. La relazione odierna risponde alle conclusioni del Consiglio, all’obbligo previsto all’articolo 12 delle due decisioni del Consiglio sulla ricollocazione e all’impegno assunto dalla Commissione nella tabella di marcia “Ritorno a Schengen“.

La tabella abella di marcia contiene i passi concreti da compiere per ripristinare l’ordine nella gestione delle frontiere esterne e interne dell’UE. La creazione dello spazio Schengen senza frontiere interne ha apportato grossi benefici sia ai cittadini che alle imprese europee, ma negli ultimi mesi il sistema è stato messo a dura prova dalla crisi dei rifugiati. Il Consiglio europeo del 18-19 febbraio ha posto il chiaro mandato di ripristinare il normale funzionamento dello spazio Schengen e di farlo in maniera concertata, dando al tempo stesso pieno sostegno agli Stati membri che devono affrontare situazioni difficili. Il piano prevede: Garanzia di protezione delle frontiere esterne; Sostegno immediato per la Grecia; Applicazione delle regole e abbandonare l’atteggiamento del “lasciar passare” e Controlli alle frontiere interne: da un patchwork a un approccio coerente


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Ricollocazione e reinsediamento: il monito della Ue agli Stati membri Reviewed by on 16 marzo 2016 .

Dopo un anno dai primi provvedimenti decisi per contribuire ad affrontare la crisi dei rifugiati che colpisce gli Stati membri dell’UE e i paesi vicini, la Commissione europea ha riferito sull’attuazione dei meccanismi temporanei di ricollocazione di emergenza e sul programma europeo di reinsediamento. Al 15 marzo erano stati ricollocati dalla Grecia e dall’Italia appena

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